Startup, mercati e intelligenza artificiale, spiegati un filo alla volta

santinotrade è un blog gratuito di educazione finanziaria. Una redazione scrive per chi vuole capire come funzionano gli investimenti in startup, le azioni, le obbligazioni e le tecnologie dell'IA. Nonostante il nome, non è una piattaforma di trading: qui si legge, non si compra e non si vende.

Un tessuto a tre fili Un ordito chiaro attraversato da fili di trama in tre colori, che si alternano riga dopo riga: rosa per le startup, azzurro per i mercati, giallo per l'intelligenza artificiale.

Tre argomenti, un solo tessuto: le startup, i mercati e l'intelligenza artificiale si capiscono meglio guardandoli insieme. Scegli un filo per vedere che cosa ne raccontiamo.

Startup. Come si finanzia un'impresa appena nata, che cosa compra davvero chi entra nel capitale e perché la maggior parte delle quote non si rivende facilmente.

Mercati. Azioni e obbligazioni smontate nei loro pezzi, insieme ai fondi e alle strategie di cui si sente parlare, descritte senza preferenze.

Intelligenza artificiale. Che cosa c'è dentro un modello linguistico, come viene addestrato e dove sbaglia, spiegato per chi non programma.

Un filo in meno. Il tessuto regge anche senza una riga di trama, ma si vede il vuoto. Allo stesso modo un concetto saltato non fa crollare tutto, però lascia un buco nel ragionamento.

Chi c'è dietro santinotrade

Il sito è curato da una redazione che sceglie gli argomenti, scrive i testi, disegna gli schemi e li aggiorna quando qualcosa cambia o quando un lettore segnala un errore.

Che cosa trovi
Articoli, schemi interattivi, esempi con numeri inventati
Chi scrive
Una redazione indipendente
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Niente, lettura libera senza registrazione
Che cosa manca
Consulenza, segnali, conti di trading, prodotti finanziari

Partiamo quasi sempre da un oggetto quotidiano, un negozio sotto casa o un prestito tra amici, e solo dopo arriviamo al termine tecnico. Gli esempi numerici sono inventati e lo diciamo ogni volta.

Il nome è quello del dominio e la parola trade non descrive ciò che facciamo: non eseguiamo ordini, non apriamo conti e non indichiamo che cosa comprare. Il progetto non vende prodotti finanziari e non riceve commissioni da chi li vende.

Possiamo spiegare come funziona uno strumento. Non possiamo sapere se è adatto a te: per quello serve un professionista abilitato che conosca la tua situazione.

Da un'idea a un'uscita: le fasi del finanziamento di una startup

Una giovane impresa raccoglie denaro a tappe. A ogni tappa cambiano chi mette i soldi, che cosa riceve in cambio e quanto è incerto il risultato. Apri una fase per leggerla.

  1. I fondatori usano denaro proprio o chiedono aiuto a parenti e conoscenti. Spesso non c'è ancora un prodotto, solo un prototipo e un'ipotesi su chi potrebbe usarlo.

    Chi contribuisce in questa fase scommette soprattutto sulle persone, perché i dati per giudicare l'attività mancano quasi del tutto.

  2. Entrano i primi investitori esterni, spesso privati con esperienza d'impresa chiamati business angel. In cambio ricevono quote della società o strumenti che si convertiranno in quote più avanti.

    Il denaro serve a dimostrare che il prodotto interessa a qualcuno. Molte imprese si fermano qui.

  3. Quando ci sono clienti e qualche ricavo arrivano i fondi di venture capital, che investono il denaro raccolto da altri. Il round viene spesso chiamato serie A.

    Insieme alle quote, questi investitori chiedono diritti scritti nei patti: un posto nel consiglio, il veto su certe decisioni, una precedenza in caso di vendita.

  4. Per crescere servono altri aumenti di capitale. Ogni volta la società emette nuove quote e chi c'era prima, se non partecipa, possiede una fetta più piccola.

    Il valore attribuito all'impresa può salire o scendere da un round all'altro: un round a valutazione più bassa del precedente è un evento frequente, non un'eccezione.

  5. La storia finisce in pochi modi: un'altra azienda compra la società, le azioni vengono quotate in borsa, oppure l'impresa chiude e i beni rimasti servono a pagare i creditori.

    Fino a quel momento le quote di solito non hanno un mercato dove rivenderle. È il motivo per cui si dice che sono poco liquide.

Le fasi non hanno confini netti e i nomi cambiano da paese a paese. Lo schema descrive un percorso tipico, non quello che seguirà una specifica impresa.

Che cosa succede alle tue quote quando entra un nuovo socio

Immagina una pizza tagliata in fette uguali. Se si aggiungono fette nuove senza ingrandire la teglia, le tue restano le stesse ma valgono una parte minore del totale.

Nel calcolatore metti numeri di quote inventati. Non ci sono euro: conta solo la proporzione tra le tue quote e quelle esistenti.

Esempio ipotetico. Usa numeri interi tra 1 e 1000000.

Hai sempre 400 quote, ma ora sono 400 su 1250. La tua parte passa da 40 a 32 quote su cento.

Il calcolo mostra solo la proporzione. Non dice se la società vale di più o di meno dopo il round, né quanto potresti incassare un giorno.

Anatomia di un'obbligazione, a partire dalle cedole di carta

Un tempo le obbligazioni erano fogli stampati con un margine di tagliandi da staccare: ogni tagliando, la cedola, dava diritto a un pagamento di interessi. Oggi tutto è elettronico, ma le parti sono rimaste quelle.

Disegno di un titolo obbligazionario con un foglio di cedole staccabili

Emittente

È chi prende il denaro in prestito: uno Stato, un ente locale, un'azienda. La sua capacità di restituirlo è la domanda principale che si pone chi compra il titolo.

Valore nominale

La somma che l'emittente si impegna a rimborsare alla fine. Il prezzo a cui il titolo passa di mano nel frattempo può stare sopra o sotto questo valore.

Scadenza

La data del rimborso. Più è lontana, più a lungo il titolo resta esposto ai cambiamenti dei tassi e alle vicende di chi l'ha emesso.

Cedola

L'interesse periodico. Può essere fisso, legato a un tasso di riferimento o assente: le obbligazioni senza cedola si comprano sotto il valore nominale e la differenza fa da interesse.

Clausole

Il regolamento scritto in piccolo dice se l'emittente può rimborsare in anticipo, se in caso di difficoltà il titolo viene pagato dopo altri debiti e che cosa succede in caso di insolvenza.

Il disegno non riporta importi né tassi perché non rappresenta un titolo reale. Le condizioni vere si leggono nei documenti ufficiali di ogni emissione.

Quattro strumenti, le stesse cinque domande

Per ogni strumento rispondiamo sempre alle stesse domande, così il confronto si fa da solo. Scegli uno strumento dal selettore.

Fondo indicizzato

Che cos'è
Un fondo che replica un indice, cioè un paniere di titoli scelto con regole fisse. Quando è quotato in borsa viene chiamato ETF.
Da che cosa dipende
Dall'andamento dell'insieme dei titoli dell'indice, nel bene e nel male.
Costi da guardare
La spesa annua del fondo, le commissioni di acquisto e vendita, la differenza tra prezzo di domanda e di offerta.
Rischio principale
Se il mercato rappresentato dall'indice scende, il fondo scende con lui: replicare non significa proteggersi.
Che cosa non dice il nome
Due indici con nomi simili possono contenere titoli e pesi molto diversi.

Fondo a gestione attiva

Che cos'è
Un fondo in cui un gestore sceglie quali titoli comprare e quando, con l'obiettivo dichiarato di fare diversamente da un indice di riferimento.
Da che cosa dipende
Dai titoli scelti e dalle decisioni del gestore, oltre che dall'andamento generale dei mercati.
Costi da guardare
Spese di gestione di solito più alte di un fondo indicizzato, a volte commissioni legate al risultato e costi di ingresso o uscita.
Rischio principale
Le scelte del gestore possono rendere il risultato peggiore di quello del mercato a cui si confronta.
Che cosa non dice il nome
La parola attiva descrive il metodo, non la qualità delle scelte.

Azione singola

Che cos'è
Una frazione del capitale di una società. Chi la possiede è socio, con diritti di voto e, se la società li distribuisce, dividendi.
Da che cosa dipende
Dai conti dell'azienda, dalle attese di chi compra e vende e dal clima generale della borsa.
Costi da guardare
Commissioni di negoziazione, imposte sui guadagni e sui dividendi, eventuali costi di custodia.
Rischio principale
Tutto dipende da una sola impresa: se va male, nulla compensa la perdita.
Che cosa non dice il nome
Un marchio conosciuto non rende il titolo meno rischioso.

Obbligazione singola

Che cos'è
Un prestito fatto a uno Stato o a un'impresa, che promette interessi e la restituzione del capitale a una data stabilita.
Da che cosa dipende
Dalla solidità di chi l'ha emessa e dal livello dei tassi d'interesse, che ne muove il prezzo prima della scadenza.
Costi da guardare
Commissioni di acquisto, differenza tra prezzo di domanda e di offerta, imposte sugli interessi.
Rischio principale
Che l'emittente non paghi. Se poi si vende prima della scadenza, il prezzo può essere più basso di quello pagato.
Che cosa non dice il nome
Obbligazione non è sinonimo di sicuro: esistono titoli di debito molto rischiosi.

Il confronto descrive caratteristiche generali. Nessuno strumento è preferibile in assoluto e non sappiamo quale abbia senso per chi legge.

Otto parole per leggere le notizie sull'intelligenza artificiale

Molti articoli sulle aziende tecnologiche danno per scontati alcuni termini. Li abbiamo messi in un mazzo: sfoglialo una carta alla volta.

Carta 1 di 8

  1. Modello linguistico

    Un programma che, dato un testo, calcola quale parola è più probabile che venga dopo. Ripetendo il calcolo produce frasi intere, senza consultare un archivio di risposte pronte.

  2. Token

    Il pezzo di testo su cui il modello lavora: una parola, una parte di parola o un segno di punteggiatura. Lunghezza dei testi e costo di calcolo si misurano in token.

  3. Addestramento

    La fase in cui il modello legge enormi quantità di testo e corregge milioni di volte le proprie previsioni. Richiede molta energia e hardware specializzato.

  4. Parametri

    I numeri interni che l'addestramento regola. Il loro conteggio dà un'idea delle dimensioni del modello, ma da solo non dice quanto funzioni bene.

  5. Inferenza

    L'uso del modello già addestrato per rispondere a una richiesta. Ogni risposta ha un costo di calcolo, ed è una voce importante nei conti delle aziende del settore.

  6. Allucinazione

    Una risposta scritta con sicurezza ma falsa: una fonte inventata, una data sbagliata. Succede perché il modello produce testo plausibile, non verificato.

  7. Bias

    Una distorsione ereditata dai dati di addestramento. Se i testi di partenza trattano un gruppo in modo squilibrato, il modello tende a ripeterlo.

  8. Acceleratore

    Il chip progettato per eseguire molti calcoli in parallelo, come le schede grafiche. Senza questo hardware addestrare i modelli attuali richiederebbe tempi impraticabili.

Le definizioni sono semplificate. Capire una tecnologia non dice nulla sul valore futuro delle aziende che la sviluppano.

Articoli

Le letture più recenti della redazione. Ogni testo si apre per intero qui sotto.

Perché le quote di una startup sono così difficili da rivendere

Un'azione quotata si vende in pochi secondi. Una quota di una società non quotata può restare in mano per anni: vediamo da dove nasce questa differenza.

In borsa ogni giorno migliaia di persone sono pronte a comprare e vendere gli stessi titoli, e il prezzo si forma di continuo. Per una piccola società privata questo luogo d'incontro non esiste: chi vuole cedere la propria quota deve trovare da solo un compratore.

Anche quando lo trova, lo statuto o i patti tra soci possono limitare la vendita. Capita che gli altri soci abbiano diritto di prelazione, cioè di comprare per primi, o che serva il loro consenso.

C'è poi il problema del prezzo. Senza scambi frequenti nessuno sa quanto valga davvero la quota: l'ultimo round dà un riferimento, ma era stato negoziato in condizioni diverse e con diritti diversi.

Per questo chi entra nel capitale di una startup deve mettere in conto di non poter recuperare il denaro per molto tempo, e di poterlo perdere del tutto.

Quando i tassi salgono, il prezzo delle obbligazioni già emesse scende

Un meccanismo che sorprende chi pensa alle obbligazioni come a un deposito fermo.

Supponi di avere un titolo che paga un interesse fisso. Se poco dopo vengono emessi titoli simili con un interesse più alto, il tuo diventa meno attraente: per venderlo dovrai accettare un prezzo più basso.

Il contrario accade quando i tassi scendono. Chi tiene il titolo fino alla scadenza, se l'emittente paga, riceve comunque quanto previsto; chi vende prima subisce le oscillazioni del prezzo.

Dove finiscono i soldi spesi per addestrare un modello

Chip, elettricità, dati e persone: le voci di costo dietro un sistema di intelligenza artificiale.

La parte più visibile è l'hardware: migliaia di acceleratori che lavorano per settimane in grandi centri di calcolo, con un consumo di energia e di acqua per il raffreddamento tutt'altro che trascurabile.

Meno visibile è il lavoro umano: raccogliere e pulire i dati, valutare le risposte, correggere gli errori. Infine c'è il costo di far funzionare il modello per gli utenti, che continua dopo l'addestramento.

Diversificare non elimina il rischio, lo cambia di forma

Che cosa si riduce davvero quando si distribuisce il denaro su più titoli, e che cosa resta.

Distribuire il capitale su molte imprese attenua l'effetto di un singolo fallimento: il problema di un'azienda pesa meno sul totale. È il rischio specifico, e la diversificazione lo riduce.

Resta però il rischio di mercato, quello che colpisce quasi tutti i titoli insieme durante una crisi. Nessuna combinazione lo cancella, e anche un portafoglio ampio può perdere molto.

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